TEHERAN - Un ragazzo di 25 anni è stato frustato a sangue dalla polizia per le strade di Qazvin, 144 chilometri a ovest di Teheran, e la drammatica sequenza fotografica è finita sulle pagine del “Daily Mail”. Accusato di abuso di alcool e di aver fatto sesso fuori dal matrimonio, contravvenendo così alle severe leggi morali iraniane, il venticinquenne Saeed Ghanbari è stato condannato a 80 pubbliche frustate da una tribunale religioso e la sentenza è stata eseguita da due ufficiali che, coperti da un passamontagna, hanno colpito il giovane 40 volte per ciascuno, sferrando le micidiali scudisciate con una canna rigida, che ha trasformato la schiena e le spalle del prigioniero in una poltiglia sanguinolenta.
MILLE PERSONE - Per impedire che fuggisse o si muovesse, Ghanbari è stato fatto adagiare a pancia in giù su una panchina di metallo, mentre un poliziotto gli teneva bloccate le gambe e un altro le braccia. Il raccapricciante spettacolo è andato in scena davanti a oltre mille persone, che si sono assiepate sulla piazza per assistere alla pubblica umiliazione del giovane Saeed. Molti hanno scattato fotografie con i telefoni cellulari e c’è persino chi è salito sui lampioni e sui semafori per non perdere neanche uno dei colpi sferrati dal boia in passamontagna, mentre altri agenti armati controllavano la regolare esecuzione della sentenza.
AUMENTO CONDANNE - Sebbene il ricorso alle frustate sia di routine nelle carceri iraniane, soprattutto nei casi di comportamenti giudicati moralmente riprovevoli, la fustigazione sulla pubblica via è, invece, un fatto abbastanza raro, anche se le associazioni per i diritti umani hanno denunciato come negli ultimi mesi in Iran si sia assistito ad un incremento vertiginoso di tali condanne. Stando a un rapporto di Amnesty International, che si è detta molto preoccupata per le continue violazioni dei diritti umani nel paese islamico, dall’inizio dell’anno sarebbero state ben 120 le persone vittime della fustigazione. Fra queste, anche una donna accusata di aver indotto alla prostituzione una bimba di 8 anni e condannata a 99 frustate, e un uomo colpito a sangue perché gli era stata trovata una copia della Bibbia in macchina.
Un preservativo al sapore di fragola per prevenire il cancro alla gola? Un momento: non è uno scherzo; è davvero così ed ecco perché.
Già da tempo si sospettava un legame fra sesso orale e tumori orofaringei: ora c’è la prova definitiva che con fellatio e cunnilingus, praticati con più partner, si può trasmettere il virus del papilloma umano (Hpv) e che l’Hpv rappresenta un fattore di rischio per lo sviluppo di queste neoplasie, più dell’alcol e del fumo. Ne parla l’ultimo numero della più famosa rivista medica del mondo, il New England Journal of Medicine che pubblica uno studio condotto sul cento persone con tumori delle tonsille, della gola e della lingua.
SEI PARTNER - I ricercatori americani del Johns Hopkins Kimmel Cancer Center di Baltimora hanno osservato che i malati, in precedenza infettati dal virus, presentavano un rischio di sviluppare il cancro 32 volte maggiore rispetto a chi non aveva l’Hpv , rischio ben più alto di quello che corrono i fumatori (triplicato rispetto a chi non fuma) e i forti bevitori (due volte e mezzo rispetto a chi non beve). I pazienti che avevano avuto più di sei partner per il sesso orale durante la loro vita avevano una probabilità di andare incontro a un tumore da Hpv 8,6 volte maggiore rispetto agli altri. «Comunque – commenta l’autrice dello studio Maura Gillison – vale la pena di ricordare che questi tumori sono rari e che infettarsi con il virus non vuol dire andare necessariamente incontro alla malattia. Anzi chi si ammala rappresenta una percentuale molto piccola». L’esperta ricorda che il preservativo (magari al gusto di frutta, si potrebbe aggiungere) può aiutare, almeno nel caso della fellatio, a ridurre il rischio per gli uomini che sono i più colpiti.
CEPPI CATTIVI - L’Hpv può essere trasmesso anche attraverso il bacio (ma questa modalità non è stata presa in considerazione dallo studio) e il contatto della pelle e si ritrova nei liquidi del corpo. Il virus è ubiquitario: si ritiene che una buona fetta della popolazione mondiale, uomini e donne indifferentemente, si infettino nel corso della vita, ma nella maggior parte dei casi l’infezione si risolve con pochi sintomi. Soltanto alcune persone che si contagiano con certi ceppi di virus cosiddetti ad alto rischio, come per esempio l’Hpv 16, possono ammalarsi seriamente. I tumori legati all’Hpv, oltre al cavo orale, interessano gli organi genitali e soprattutto il collo dell’utero. I tumori del cavo orale da Hpv sono in aumento e rappresentano il 60 per cento di tutte le neoplasie della cavità orale e della faringe.
■ Video. Il vaccino anti-Hpv: a chi serve e per che cosa
IL VACCINO – Negli Stati Uniti, in Europa e da poco anche in Italia è in commercio un vaccino anti-papilloma virus che si è rivelato efficace nel prevenire le infezioni genitali nelle donne, ma non è stato ancora dimostrato se funziona anche nei maschi. E non si sa se è efficace nella prevenzione dei tumori alla gola che sono più comuni fra gli uomini. Attualmente la ricerca dell’Hpv viene aggiunta al Pap test negli screening per il tumore della collo dell’utero, ma non ci sono screening per i tumori del cavo orale, a parte l’ispezione durante le visite odontoiatriche di routine. E del resto gli esperti ritengono che sia ancora troppo presto per raccomandare un test. In futuro si potrebbe pensare di metterne a punto uno per la ricerca dell’Hpv nella saliva.
l cazziatone ormai l’abbiamo preso, incassato e digerito. Grazie al superbo spirito d’osservazione di Adrian Michaels del Financial Times ci siamo, una volta di più, resi conto che invece di ragionare con la testa, noi italici selvaggi ci facciamo trascinare principalmente dalle parti innominabili. E le nostre donne, retrive e sottomesse che non sono altro - ma a cosa è servito tutto il trambusto del femminismo?! -, non dicono nulla.
I poveri e indifesi anglosassoni - abbiamo scoperto - sbarcano nei nostri aeroporti, scendono nei nostri hotel e sono schiaffeggiati dalla volgarità dei seni della Canalis, dai décolleté delle ereditiere di Carlo Conti e dalle cosce delle testimonial di note compagnie telefoniche di terza generazione. Ogni prodotto - ci dicono - viene venduto facendo appello all’eccitazione ormonale piuttosto che all’intelligenza dei clienti, in un medievale cortocircuito in cui la donna italica è la massaia casalinga, santa e adorata purché stia in cucina, e la femmina di potere una chimera che da bravi retrivi abbiamo ben poca voglia di vedere concretamente.
A questo punto, noi italiani, anche se un po’ indispettiti dalla critica straniera (perché finché ce lo diciamo tra noi è un conto, però se arrivano da fuori a bacchettarci…), ci guardiamo intorno, non possiamo fare a meno di notare che siamo circondati da tette e culi e abbassiamo lo sguardo colpevoli. Almeno a caldo. Sì, perché dopo averci pensato un po’ su, non è che ’sta cosa dei porcelloni retrogradi ci convinca tanto. È vero che il sesso accompagna tante pubblicità e programmi, ma mica lo propinano solo a noi!
Se chi si sorbisce senza fiatare donnine seminude è uno “zozzone”, allora gli inglesi hanno poco da criticare (nessuno pensi all’assenza dei bidet dai bagni britannici, però!). All’indomani dell’articolo bacchettone, un rapido giro virtuale nelle edicole di Sua Maestà ci porta infatti a scoprire l’esclusiva del Mirror, autoproclamatosi “il miglior giornale sul web”: «Paris Hilton ha perso le tette». Sarà solo un episodio sfortunato, andando avanti si troveranno tracce del vero stile british. Come la notizia per cui i concorrenti del GFd’oltremanica hanno deciso di annunciare in diretta le loro nomination tutti nudi o quella del Watford Observer, “la vostra prima scelta per le notizie a stampa e online”, sulle commesse di un negozio di saponi che attiravano i clienti vestite solo di grembiuli? Ma no, sugli anglosassoni queste cose non fanno presa.
Mica si vendono merci e giornali con l’arrapamento, in Gran Bretagna… Il fatto che sul Sun, il giornale in assoluto più letto del Regno, compaia dal 1969 una pagina intera dedicata alle donne nude, la famosa terza pagina (quella che in Italia era tradizionalmente dedicata alla cultura e scritta da intellettuali di alto rango come Pasolini e Gadda…) è un caso. Così come è un caso che la sua introduzione abbia determinato una crescita delle vendite del 40% annuo e un tentativo di cancellazione da parte di una donna caporedattore sia improvvisamente terminato quando questa diventò direttrice (stessa sorte ebbe una protesta femminista).
In Inghilterra si ragiona con la testa, tanto che l’esempio “razionale” del Sun e della sua Page 3 è stato seguito dai tabloid Daily Mirror, Sunday Sport e Daily Star, da altri quotidiani di lingua inglese di tutto il mondo e da mille riviste e siti “english speaking” che, come nei casi clamorosi di Zoo e Nuts (settimanali da oltre 300 mila copie a numero), in copertina/home page hanno sempre sensuali collage di donne con ben pochi vestiti addosso. In Inghilterra e nel mondo anglosassone si ragiona con la testa, e infatti il tasso di ragazze madri nel Regno è il più alto d’Europa e negli Usa il più elevato del mondo sviluppato.
Ecco, ragionando con la testa, a mente fredda, viene proprio da chiedersi perché tutti si sentano in diritto di farci la paternale - che noi riceviamo e impariamo umilmente e volentieri, per carità - salvo poi non accorgersi di quel che accade proprio alle loro spalle. Forse da noi andrà per la maggiore la «Nuda ambizione» (questo il titolo dell’articolo del FT), ma al di là della Manica di sicuro non va più di moda da tempo il detto «Niente sesso, siamo inglesi».
La crisi dell’informazione fa nuove vittime. Fino a poco tempo fa si diceva che i comici fossero costretti a sopperire, attraverso la satira politica, alle mancanze dei giornalisti. Ora quel vuoto lo vuole colmare la pornografia. Silvio Bandinelli, regista di film hard di genere – diciamo – impegnato, con una lettera al sito Dagospia ha annunciato l’uscita di un lungometraggio dedicato al caso Corona. Titolo: Scatti e ricatti. «Fabrizio – scrive il regista a Roberto D’Agostino - attraverso Marco Bonato, è stato informato del film, ne ha letto lo script e ci ha fatto pervenire la sua “benedizione”». Bandinelli non è nuovo a questo tipo di imprese: in passato ha già mescolato il porno con la politica nel film Forza Italia e ora sta pensando di girare una pellicola sul caso dell’onorevole Mele, nella speranza che la protagonista dello scandalo, Francesca Zenobi, accetti la parte. La sua è quasi una missione. E ci racconta perché.
Perché un film su Corona?
Il film è schierato, beh insomma è sempre un film porno eh, ma è prepotentemente a favore di Corona. Perché mi identifico. In mancanza di una legislazione chiara uno un giorno potrebbe denunciarmi, in fondo io le mie attrici le pago per fare sesso, si potrebbe tirare fuori l’induzione alla pornografia, lo sfruttamento della prostituzione e il mostro finirebbe in prima pagina. Penso che la vicenda di Fabrizio sia abbastanza analoga. Nell’autorizzazione a procedere del tribunale, per esempio, si legge che il Corona aveva dei fotografi che collaboravano con lui continuativamente, che facevano foto a soggetti che non sapevano di essere ritratti e in più Corona aveva un grande archivio fotografico. Ora, tutte le agenzie del mondo lavorano così.
Ma non mi pare proprio sia stato arrestato in quanto possessore di un archivio fotografico…
Siamo partiti da questo.
Le accuse erano ben diverse: ricatto, estorsione…
Cadranno tutte. È normalissimo nell’ambiente del gossip giornalistico, e i direttori di giornale lo sanno bene, accordarsi con le personalità ritratte, tanto che nel caso di Barbara Berlusconi esistono persino le fatture. Sono gli stessi uffici stampa delle grandi aziende che a volte contattano le agenzie fotografiche.
La benedizione di Corona al suo film in che cosa consiste esattamente?
Ho scritto il film che lui era ancora in carcere, poi ho voluto cercare un contatto con la sua agenzia, quando è uscito. Attraverso un suo strettissimo collaboratore, che è Marco Bonato, ho inviato la sceneggiatura, Corona l’ha letta, il film è piaciuto, mi ha anche spedito una maglietta da far vedere nel backstage. Non c’è stata partecipazione diretta di Corona, non dico al film ovviamente, ma neppure nei contenuti speciali del dvd, sottoforma di dietro le quinte o di intervista, perché lui è addirittura, cosa che trovo clamorosa, accusato di sfruttamento della prostituzione. Quindi i suoi legali, giustamente, gli hanno sconsigliato di partecipare in alcun modo al film.
Questa è la ragione per cui lei non ha chiesto a Fabrizio Corona di recitare se stesso nel suo film?
No, non gli avrei chiesto di fare proprio la parte del protagonista, ma avrei voluto un’intervista o comunque un cameo.
Chi fa la parte di Fabrizio Corona nel film?
Un attore hard italiano, modenese, che si chiama Marco Nero. Uno dei tre o quattro attori porno italiani professionisti.
Gli assomiglia?
Direi di no. Nel senso: non ha i capelli lunghi, anzi è calvo, però è tatuato come Corona ed è palestrato come Corona. Poi un paio di collane e di anelli in più e il gioco è fatto.
Ci racconta brevemente la trama?
Il film è fantapolitica, anche se devo dire che la realtà tende sempre a superarci. Si parte dall’ipotesi, non tanto peregrina, che dietro tutta la vicenda ci sia un complotto, una sorta di grande vecchio, di potere occulto, che usa i servizi segreti deviati, che comincia a tenere sotto controllo il telefono dei magistrati (e tra l’altro questo è diventato abbastanza vero). Tutto per arrivare a un obiettivo: da una parte sputtanare certa magistratura, dall’altra dare un giro di vite per arrivare sempre più a una democrazia controllata. Infatti le leggi che i politici vogliono, Mastella per primo, per far secretare tutti gli atti fino al processo, porterebbero a questo. E io addirittura nel film ipotizzo che dietro a tutto ciò ci sia la loggia massonica, la P2, con l’attuazione del famoso Piano di Rinascita Democratica, quello trovato alla figlia di Gelli, per intenderci.
In tutto questo il sesso dove sta?
Il sesso, insieme alla droga, c’è sempre dove c’è il potere, e i nostri politici ce lo insegnano tutti i giorni, dove ci sono starlette e dove c’è spettacolo. Poi per carità, sta ovunque, anche negli uffici, nella nostra vita. Ma il sesso c’è nel film e viene usato sia come strumento di ricatto, sia come atto ludico. Il mio protagonista non si chiama Fabrizio Corona ma Francesco Reali. Il magistrato Tom Cock, invece che John Woodcock. Buffo perché “cock” nello slang inglese vuol dire pene e “wood” legno…
Non mi dirà che vuole fare un film anche sul magistrato, a causa del suo cognome
No, quello no. Anche se siamo consapevoli di fare solo del porno, non siamo comunque parodistici, a noi piace aggredire l’attualità. È questa la nostra mission.
A proposito di politica, ho letto su Wikipedia che lei ha fatto un film intitolato Forza Italia
Sì ed è andato be-nis-si-mo. Siamo riusciti a coniugare sia l’aspetto politico che quello sportivo, perché l’abbiamo girato subito dopo la vittoria dei mondiali. Un film anche affettuoso nei confronti dell’ex Premier, che ha dato tanti spunti a noi creativi…
Lei lo sa che Corona vuole fondare un partito e si è incontrato con Berlusconi?
Ah sì? Bah, l’idea non mi stuzzica troppo, perderebbe tutto il suo valore aggiunto il buon Corona. È un cattivo ragazzo e noi del porno siamo tutti cattivi ragazzi, siamo diseducativi.
Prossimo film?
Stiamo lavorando, ma non so se ce la faremo, sull’episodio dell’onorevole Mele.
Beh, si presta…
Ah ma io nei miei film la politica ce la metto sempre. In questa vicenda di Mele poi c’è questa Francesca Zenobi… Mi piacerebbe fare qualcosa. Ora vediamo.
Per esempio offrirle una parte?
Non l’abbiamo ancora contattata, ma stiamo vedendo con i nostri legali quello che si può fare, perché mi piacerebbe poter dire in un film porno “vi raccontiamo come sono andati i fatti, la verità, o quantomeno la verità di Francesca”. Visto che non esiste più una fiction civile, ci siamo del porno a parlare dell’attualità.
Il film su Corona quando esce?
A fine ottobre, nei circuiti classici: videoteche e sexy shop. Ma stiamo valutando una diffusione più ampia, visto l’interesse che sta suscitando.
Un altro progetto?
Mucchio selvaggio un film sul mondo del rap con rapper veri, che non fanno sesso ovviamente ma la parte di se stessi. Anche se a dire il vero una cantante ci ha regalato una fellatio. Ci sono i Club Dogo (cantano Vile denaro) e Violetta Beauregard, prima suicide girl italiana. Cerchiamo, insomma, di seguire sempre l’attualità, un po’ per vendere di più, un po’ per avere l’alibi culturale.
LONDRA (Inghilterra), 17 agosto 2007 - Continuando la consolidata tradizione di classificare ogni cosa, l’inglese Times ha messo in fila le 50 storie d’amore e sport più belle di tutti i tempi e il risultato è abbastanza sorprendente. La coppia d’oro per eccellenza è risultata essere quella formata da Steffi Graf e Andre Agassi: insieme dal 1999 e sposati dal 2001 (cerimonia a Las Vegas), i due si sono scambiati i ruoli e la forte tennista tedesca ha mollato la racchetta per fare la mamma (hanno due figli, Jaden Gil e Jaz), mentre l’americano è tornato al top. Almeno per qualche tempo.
TRIANGOLO RUSSO - Al secondo posto troviamo il “triangolo d’oro” russo formato da Pavel Bure, Anna Kournikova e Sergei Federov. Ovvero, due star della Nhl e una donna bellissima che, incidentalmente, faceva la tennista (ma se ne sono accorti in pochi). Narrano le cronache che la Kournikova avrebbe accettato una proposta di matrimonio da Bure mentre stava con Federov, che più tardi confessò che lui ed Anna si erano sposati (e divorziati) in gran segreto. Risultato: ora la Kournikova sta con Enrique Iglesias e, secondo Federov, innamorarsi di lei “è stato peggio di un attacco d’influenza”. Un gentiluomo. La Kournikova è presente anche alla posizione n.8, insieme a Mark Philippoussis.
ERIKSSON - Ultimo gradino del podio per un’altra storia a tre, quella fra Faria Alam (la segretaria), Sven Goran Eriksson (il dipendente) e Mark Palios (il boss). Teatro della relazione, la Federcalcio inglese, di cui Palios era amministratore delegato quando Eriksson era l’allenatore della Nazionale: lo scandalo scoppiò nel 2004, quando si scoprì che la bella Faria stava con entrambi. Palios si dimise e così pure la donna, mentre Eriksson si beccò le ire funeste della fidanzata Nancy Dall’Olio. Ed è tutto da dimostrare che gli sia andata meglio degli altri due. La quarta piazza va a Chris Evert e Jimmy Connors: si misero insieme dopo aver vinto entrambi Wimbledon nel 1974, ma si mollarono pochi mesi dopo, quando già progettavano il matrimonio. E la bionda tennista ritorna anche in altre due posizioni: alla numero 6, questa volta in coppia con John Lloyd, star del tennis inglese conosciuto nel 1980, durante un doppio misto per beneficenza con Bjorn Borg e la fidanzata Mariana Simionescu, sposato poco dopo e lasciato nel 1987; e alla numero 33, grazie alla nuova relazione con Greg Norman, il “grande squalo bianco” del golf, che per lei ha affrontato uno dei divorzi più cari di tutti i tempi.
RONALDO - Settimo posto per Ronaldo e Milene Domingues: entrambi calciatori, i due si sono sposati nel 1999 e separati nel 2003; hanno un figlio (Ronald) di sette anni. Ma scorrendo la classifica, salta all’occhio come nei primi dieci posti ci siano ben sette coppie tennistiche o comunque legate al tennis, a dimostrazione che la terra rossa accende la passione molto più di qualunque altro sport. Tutta da ridere, invece, la posizione 13, con Mourinho&Mourinho, inteso come Josè & José, ovvero l’uomo che, amando se stesso più di chiunque altro, si mette al riparo da brusche rotture o sanguinosi divorzi. Ultima annotazione: a parte Ronaldo, in qualche modo legato all’Italia per il passato (leggi Inter) e per il presente (Milan), non c’è una sola coppia targata Bel Paese, alla faccia della nostra fama di conquistatori. Evidentemente, per quelli del Times, in amore i nostri sportivi fanno cilecca….
Una piscina, Britney Spears nuda e mani ovunque: per la popstar la storia si ripete a meno di una settimana di distanza, ma questa volta ha i colori di una tresca lesbica. Perché dopo aver fatto sesso in piscina con uno studente di 21 anni, nella medesima vasca c’è finita con Shannon Funk, una ex assistente. “Britney ha avuto molte storie con ragazzi, ma nulla a che vedere con questa”, ha detto un amico ai tabloid.
Mentre l’ex marito Kevin Federline le sta dando battaglia legale per toglierle l’affido dei figli (il suo comportamento non sarebbe moralmente accettabile), Britney sembra non rendersi conto che le continue scappatelle erotiche, ora decismente trasgressive, le potrebbero costare molto.
Britney Spears - Afp
Dopo aver dato spettacolo con Matt Encinias, studente 21enne e comparsa nel suo ultimo video, nella stessa piscina di un hotel di Los Angeles la Spears c’è finita con una donna. La Funk, per nulla imbarazzata, ha giocato con lei dando una svolta assolutamente a luci rosse a una serata che pareva non offrire nulla di particolare. La piscina era ufficialmente chiusa, ma le due si sono premurate di mandare via la gente dello staff. Peccato che gli sguardi indiscreti non siano comunque mancati.
Le due si conoscono da molto e, come fanno sapere i bene informati, “Shannon è stata una grande amica per Britney durante gli ultimi momenti parecchio travagliati. Era inevitabile che diventassero intime, ma nessuno avrebbe potuto dire intime in che modo”. Intanto, mentre la popstar cerca disperatamente di ritrovare il successo perduto, continua a far parlare di sé sui giornali, ma ormai risulta davvero difficile che ritorni la ragazzina tutto pepe che faceva impazzire i fan.
NAPOLI - Una squillo nigeriana di 24 anni e’ stata arrestata a Napoli con l’accusa di violenza sessuale ai danni di un minore. Aveva avuto un rapporto sessuale a pagamento con un 13enne. L’episodio si e’ consumato nella notte tra il 15 e il 16 agosto. Denunciata in stato di liberta’ per atti osceni in luogo pubblico anche un’altra nigeriana 22enne sorpresa a compiere atti sessuali con un altro minore, presumibilmente coetaneo del primo, riuscito a scappare alla vista dei carabinieri.
Tortoreto | Un’affermazione dell’ attore Maurizio Mattioli, solleva un vero e proprio vespaio di polemiche tra i protagonisti di Erotika tour
Un vero e proprio fulmine a ciel sereno ieri notte al Margò Sexi disco di Tortoreto dove si sta svolgendo la quarta edizione di Erotika Tour. Tra un’esibizione e l’altra di pornodive e sexi star è stato invitato a salire sul palco l’attore Maurizio Mattioli, protagonista della serie televisiva di successo “un Ciclone in famiglia”.
A grande richiesta del pubblico, il comico romanesco ha scaldato gli animi dei presenti con un urlato “Forza Roma”. Ma subito dopo, a sorpresa, Mattioli ha sostenuto: Sono qui perché non ci sono gay!”.
Un’affermazione che ha sollevato un vero e proprio vespaio di polemiche tra i protagonisti di Erotika Tour. Imbarazzato e indignato il presentatore della serata Claudio Arciola, meglio conosciuto con il nome “il Ranocchio”. “Una frase davvero inopportuna, soprattutto in questo contesto perché Erotika Tour- ha spiegato Arciola - è la fiera della sessualità e della trasgressione e per quanto mi riguarda devo il mio successo a tutto il popolo della notte: eterosessuali, omosessuali, trans e anche a chi è ancora alla ricerca della propria identità sessuale.
Nel corso della mia carriera artistica - ha concluso il Ranocchio- ho spesso lavorato a fianco di Maurizia Paradiso, una donna straordinaria di indiscusso talento”. Anche la pornodiva Mercedes Ambrus, mentre rilasciava autografi ai suoi ammiratori, ha commentato: “Mattioli ha esagerato, una frase davvero forte. Io sono etero al cento per cento ma nutro un profondo rispetto per chi ha fatto delle scelte sessuali differenti.
Ho capito che l’importante è amarsi, sapere cogliere e capire a fondo la personalità degli individui”. Anche la sexi star emergente Greta Martini non perde occasione per dire la sua: ” Non riesco a capire come fa Mattioli ad essere così sicuro che tra il pubblico non ci siano gay. Mica esiste una carta d’identità che li identifica! Sarei davvero felice se a guardare il mio spettacolo ci fossero anche omosessuali e mi giudicassero come artista. Chiudere le porte ai gay, significherebbe, per coerenza, censurare anche le esibizione lesbo”.
Un secco no comment dalla madrina di Erotika Tour Sofia Gucci che però racconta che quando ha iniziato la sua carriera come cubista si esibiva come unica donna insieme alle Drag Queens.
Riccardo Schicchi, ospite della manifestazione, non vuole dare troppo peso all’affermazione del comico e sostiene: “Essere gay non è più una diversità ma una normalità”.
Il padrone di casa del Margò Agostino di Giuseppe ribadisce: “Tutti sono i benvenuti alla manifestazione di Erotika Tour, spesso abbiamo lanciato il nostro invito a partecipare anche alle coppie. Non vedo perché non dovremmo accogliere anche i gay che avessero delle curiosità nei confronti dei nostri spettacoli”.
Un migliaio di omosessuali si sono dati appuntamento ieri sotto il balcone dell’ufficio di Giancarlo Gentilini, il prosindaco di Treviso che due giorni fa ha invocato «la pulizia etnica» contro gay e lesbiche. Centinaia di coppie hanno alternato baci veri, alla francese, a insulti e fischi contro le finestre (rigorosamente chiuse) del Comune veneto. Il vicesindaco era in ufficio ma ha deciso di non ricevere alcuna delegazione di omosessuali.
In piazza per il «kiss in» c’era anche Aurelio Mancuso, presidente nazionale Arcigay, che ha polemicamente invitato tutti i partiti a fare «pulizia etica» al loro interno: «Siamo stufi di avere amministratori pubblici come Roberto Calderoli, Roberto Di Piazza, Piergianni Prosperini, Mirko Tremaglia o Giancarlo Gentilini, tutti omofobi della peggior specie». Mancuso ha anche annunciato «una grande manifestazione nazionale contro l’omofobia» nei prossimi mesi proprio a Treviso.
Molti manifestanti si sono presentati in piazza esibendo sui vestiti un triangolo rosa in segno di solidarietà. «Esteriorità a parte - ha spiegato il presidente veneto di Arcigay Alessandro Zan - ora vogliamo che il Comune di Treviso avvii azioni concrete contro le discriminazioni nei confronti degli omosessuali. Pensiamo a un osservatorio permanente come sta già realizzando Venezia e come già esiste in altre città».
«A Treviso ora non ci sentiamo sicuri - ha aggiunto Zan - mentre vogliamo che l’incolumità degli omosessuali sia garantita».
All’evento hanno partecipato anche il parlamentare dell’Ulivo Franco Grillini, presidente onorario dell’Arcigay, e il portavoce del presidente della Regione Veneto, Giancarlo Galan, che ha portato la solidarietà del governatore: «Certe questioni non si superano né con gli insulti, né con le offese».
La manifestazione, seguita da decine di poliziotti e carabinieri, si è conclusa regolarmente. Da quanto si è appreso, dalla piazza sarebbero stati allontanati a scopo precauzionale tre giovani di ambienti di estrema destra.
NEW YORK — «A differenza di altre colleghe, io non ho mai abitato in Usa per cercare lavoro e, se devo essere sincera, non so mai bene come arrivino ogni tanto al mio agente le proposte più disparate da Hollywood. Perché ho accettato di interpretare il pazzo Shoot’ Em Up? Perché mi piacciono le graphic novel alla Sin City e volevo recitare con Clive Owen e Paul Giamatti».
Monica Bellucci in America. Protagonista di un film sexy e provocatorio. «Sono sempre attratta dai rischi e dalle zone dark della natura umana», spiega. Poco lontano da Ground Zero e dai più anneriti fabbricati di downtown (dove è stato anche girato il film scritto e diretto da Michael Davis) parla anche della sua vita, «del sentirsi sempre e profondamente europea», del suo desiderio di vivere la carriera senza rinunciare al ruolo di moglie di Vincent Cassell e di madre di Deva.
«Anche se sono sposata con un francese e faccio parte di quel sistema cinematografico, resto italiana al cento per cento. E a Hollywood sono solo in prestito… » Ha il ruolo di una prostituta di origini italiane. Sorride: «Sono stata io a voler introdurre nel film girato tutto in inglese molte battute nella nostra lingua. Le pronuncia il mio personaggio, la cui vita cambia quando l’avventuriero Smith (Clive Owen), sparatore eccelso, in fuga da criminali, mi mette tra le braccia un bambino. Sì, ci sono violenza e sesso nel film, ma come in un cartoon per adulti. Sin da quando ero bambina, leggo i fumetti. Amo il gusto dell’avventura e sono una fan del cinema iperrealistico di Tarantino, di John Woo».
Perché mai la nostra solare Monica è affascinata da personaggi con tante zone d’ombra, da film scandalo, da personaggi di prostitute? «Penso che fare l’attrice sia un mestiere terapeutico. Puoi scoprire zone inesplorate di te stessa, di chi ti circonda, e dare loro gesti, emozioni anche senza pudore, ma profonde».
Con Keanu Reeves Monica era apparsa in Matrix in una sequenza provocante, con Scamarcio è stata protagonista di una scena bollente in Manuale d’amore. Però con Clive l’eros è estremo: un amplesso appassionato mentre lui spara, trasporta Monica sotto il tavolo, uccide nemici… Il film, che in Italia sarà distribuito dalla Eagle, sta per uscire in Usa con il visto censorio R (vietato ai minori di 17 anni non accompagnati). Ride l’attrice: «Quando ho letto il copione, ho pensato che sarebbe stato impossibile rendere dal vivo questa scena. E invece, senza volgarità, eccola. Di certo resterà nella storia delle follie del cinema “pulp”. Per me è sempre difficile fare sesso sullo schermo: devi vivere una certa intimità con persone che non conosci. Ma mi ha aiutato il personaggio della mia prostituta, che scopre il senso materno, una vita diversa nella passione per un uomo. Anche nella mia quotidianità, ho scoperto, e la mia era stata una precisa scelta, che essere mamma, avere un figlio consapevolmente, rende più equilibrati e completi».
Il senso della maternità è fondamentale per Monica. L’ha spinta, per esempio, a impegnarsi in Italia nell’ultimo referendum. Contraria alla posizione ufficiale dei vescovi, diventò «testimonial» a favore della fecondazione assistita, fu attaccata da ambienti cattolici. Una battaglia persa. «Ho parlato, mi sono esposta e a poco o a nulla è servito, tra censure che rendevano ancora una volta vittime le donne. Sono pronta di nuovo a battermi, ma la lezione è stata amara e istruttiva per me», ammette con delusione.
In Italia è attesa per l’apertura della Festa di Roma con il thriller di Alain Corneau
Le deuxième souffle in cui è la donna di un gangster al fianco di Daniel Auteuil. Come vede il nostro cinema anche dopo le polemiche innescate da Tarantino? «Non mi interessano mai le classifiche o i giudizi discriminatori. Ognuno ha i suoi gusti. Posso ribattere che ci sono grandi talenti nel nostro cinema, mortificati da leggi inadeguate, da una distribuzione caotica. Mi sono molto piaciuti gli ultimi film di Luchetti, Tornatore (al quale devo sempre tantissimo per Malena come devo molto a quello che considero sino a oggi il mio film più importante, Irrèversible).
E sono davvero orgogliosa di aver preso parte a un film forte e intenso come
Sangue pazzo di Marco Tullio Giordana sugli attori del periodo fascista Luisa Ferida e Osvaldo Valenti. Un’altra storia estrema ».